DISCARICA: SMALTIMENTO RIFIUTI INERTI LECCE

Vagli e mulini, opportunamente posizionati, formano, insieme ad alimentatori ed a nastri trasportatori, gli elementi costituenti di un impianto per la produzione di inerti (frantumazione e vagliatura). Nell’assemblare le varie parti è opportuno ricordare che:

– la migliore collocazione di un frantoio primario è a ridosso di un salto di quota nel terreno interessato, cosi da rendere agevole l’alimentazione dalla parte alta anche attraverso autocarri ribaltabili;

– è opportuno proteggere la bocca di alimentazione del primario con uno sgrossatore, che impedisca ad elementi troppo grossi di ostruire o danneggiare il frantoio;

–  è importante la disponibilità di ampie aree di stoccaggio;

– se il trattenuto dallo sgrossatore è eccessivo è bene rivedere la tecnica di perforazione ovvero prevedere sul posto la disponibilità di un demolitore;

– è preferibile una sotto alimentazione dei frantoi rispetto alla loro potenzialità teorica per evitare rischi di ingolfamento, con arresto della produzione e possibilità di danno alle macchine.

Nell’insieme delle macchine da destinare alla produzione non vanno dimenticati:

– autocarri per il trasporto del materiale dalla cava all’alimentatole

– pale meccaniche per la movimentazione del materiale prodotto

– tramogge di stoccaggio e silos per le pezzature più fini.

Un problema da non sottovalutare nella progettazione e nella gestione di un impianto per la produzione di inerti è l’impatto ambientale, che investe diversi ricettori sensibili sotto diversi aspetti, fra i quali:

– traffico dei mezzi di trasporto da e per l’impianto e sue conseguenze sulla circolazione e l’inquinamento;

– inquinamento acustico;

– inquinamento atmosferico (polveri);

– sconvolgimento degli attuali assetti morfologici e degli equilibri nel microclima e nell’habit faunistico.

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VAGLI

Ad ogni stadio la vagliatura. Essa consiste nel far passare un insieme granulometrico attraverso elementi (a superficie piana o cilindrica forata) che si lasciano attraversare solo dalle pezzature di dimensioni inferiori a quelle di controllo, determinate dal diametro dei fori Dv. Ciò che “non passa” è il trattenuto mentre ciò che “passa” è il passante.
La vagliatura in un impianto è un’operazione analoga a quella che si adotta in laboratorio con “crivelli” e “setacci” per l’analisi granulometrica, solo che in questo caso è condotta “industrialmente” quindi concepita per l’elaborazione di grosse quantità.
Spesso ad alcuni stadi di vagliatura è associata la fase successiva.
A seconda della provenienza del materiale d’origine, può risultare necessario “lavare” gli inerti, soprattutto la pezzatura più piccola (ad esempio la sabbia) per eliminare impurità non desiderate. E’ il caso di trattamento di materiali alluvionali o di frantumati da rocce con inclusioni argillose.

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MULINI

Sono fra le macchine più diffuse perché semplici, di costruzione relativamente economica e di lunga durata.
Agiscono ai fini della frantumazione schiacciando il materiale fra due “mascelle”, due piastre dentate o lisce in acciaio o in ghisa, delle quali una è fissa, coincidente con la superficie interna di una parete dell’involucro della macchina stessa, e l’altra, mascella mobile, si accosta e si allontana dalla precedente, provocando la disgregazione degli inerti posti tra le due piastre.
L’alimentazione avviene dall’alto; la sagomatura e la convergenza delle mascelle agevola la discesa verso il basso del materiale, avviandolo così verso zone ove la distanza tra le piastre si va man roano riducendo.
Si ottiene così una progressiva frantumazione, con un risultato finale avente dimensione massima governata dalla distanza fra le pareti inferiori delle piastre stesse. Tale distanza è regolabile, a tutto vantaggio della versatilità della macchina.
I frantoi a mascelle si classificano in base alla apertura della bocca e alla larghezza delle mascelle così che un frantoio da 25×75 ha una apertura di 25 cm metre 74 cm rappresentano la larghezza delle pistre.

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FRANTUMAZIONE

Le cave sono coltivazioni, generalmente a cielo aperto, di banchi di roccia idonea alla produzione di materiale per edilizia (esistono cave di pietrame, cave per marmi etc.). La nozione di “giacimento” ha un senso geologico ma anche economico; a definire la sfruttabilità di un banco non basta che la roccia sia idonea e che si presti a un’agevole “coltivazione”, occorre anche che sussistano favorevoli condizioni di mercato, caratterizzate da una domanda pressoché costante, almeno nell’arco del previsto periodo di estrazione.
II pietrame cavato è un prodotto che ha un mercato “locale”, perché gli oneri del trasporto a lunga distanza lo rendono non competitivo.
I sistemi di coltivazioni più adoperati sono: a gradini (da 1 a 10 m di altezza) o a gradoni (da 15  30 di altezza); l’abbattimento avviene ricorrendo all’impiego di esplosivi con la seguente successione di fasi: perforazione;
 caricamento e brillamento;
 frantumazione dei blocchi più grossi; carico sui mezzi di trasporto, con destinazione l’alimentatore degli impianti di
frantumazione.

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PERFORAZIONE

Per la perforazione si utilizzano generalmente martelli o perforatrici per ottenere fori di diametro 20  50 mm e lunghezza da commisurare al tipo di roccia ed al volume da abbattere; i fori vengono riempiti con le cartucce esplosive ed i detonatori. II brillamento produce la disgregazione della roccia per una certa porzione attorno alla zona trattata. II successo dell’operazione dal punto di vista economico si ottiene quando il materiale abbattuto ha già dimensioni ridotte, tali da poter essere facilmente movimentato con pale meccaniche o escavatori. A tal fine occorre ben commisurare diametro e lunghezza dei fori, distanza fra fori, inclinazione, numero di fori, quantità e potere dell’esplosivo. I blocchi di roccia troppo grossi per l’alimentazione dei frantoi primari vanno ulteriormente abbattuti, sempre in cava, con l’esplosivo, fino ad ottenete pezzature caricabili con le macchine.